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EPIDEMIOLOGIA

TUMORI: UN'ONDA IN PIENA

Le notizie frammentarie e contraddittorie che compaiono sui grandi organi d'informazione non permettono ai cittadini di farsi un'idea sul reale andamento delle malattie tumorali in Italia. Si muore di più o si muore di meno? L'incidenza, cioè il numero dei nuovi casi diagnosticato ogni anno, è in crescita oppure no? Una risposta a queste domande si può trovare nella banca dati I Tumori in Italia , realizzata dall' Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Sul sito I Tumori in Italia compaiono le elaborazioni statistiche e le proiezioni sull’andamento dell’incidenza, della mortalità e anche della prevalenza (quanti malati ci sono contemporaneamente per una determinata patologia) per tutte le malattie tumorali più diffuse nel nostro Paese. La popolazione presa in esame è quella da 0 a 84 anni. I dati abbracciano un arco temporale di quarant’anni, dal 1970 al 2010, e si basano sui rilevamenti della rete nazionale che fa capo all’Airtum, Associazione Italiana Registri Tumori. Come abbiamo detto si tratta di dati stimati, perché la rete dei registri tumori copre circa il 30 per cento della popolazione italiana.

Nella banca dati pubblicata su I Tumori in Italia si trovano sia i tassi grezzi (incidenza e mortalità così come vengono rilevate dalle autorità sanitarie), sia standardizzati (cioè rapportati a una popolazione campione). I tassi sono espressi su 100.000 abitanti/anno. Cosa significa? Un tasso di mortalità di 200, per esempio, vuole dire che su 100.000 persone ogni anno 200 muoiono di cancro. I dati standardizzati indicano la reale evoluzione della malattia perché consentono di fare un raffronto come se le popolazioni avessero sempre la stessa composizione come fasce di età

I dati grezzi indicano un’escalation spaventosa. Dal 1970 al 2010 la mortalità è aumentata del 35% (il tasso è passato da 163 a 220), mentre l’incidenza è più che raddoppiata (da 221 a 460 casi all’anno su 100.000 abitanti). Attenzione però, su questi dati influiscono una maggiore accuratezza delle diagnosi, perché nel 1970 molti tumori non venivano ancora diagnosticati, e soprattutto un notevole invecchiamento della popolazione (secondo i dati Istat, tra il 1982 e il 2002 gli over 70 sono aumentati del 54%). Dato che il cancro colpisce maggiormente gli  anziani, in queste condizioni è normale che i dati risultino sovrastimati.

Per capire come vanno realmente le cose allora bisogna prendere in esame i dati standardizzati. Andando ad analizzare quelli riferiti alla popolazione italiana del 2001, si scopre che, grazie alla diagnosi precoce e all’efficacia delle cure, la mortalità “reale” è calata del 18% (da 263 a 195 decessi all’anno su 100.000 abitanti). L’incidenza però è salita del 33% (da 311 a 414 casi/anno per 100.000 abitanti). Insomma, pur tenendo conto della standardizzazione che “bilancia” l’invecchiamento della popolazione, prendendo in esame uno stesso contesto sociale nell’arco di un anno, nel 1970 si ammalavano di cancro tre persone, nel 2010 se ne ammalano quattro.

Bisogna dire che il picco massimo dell’incidenza è stato toccato tra il 1997 e il 1999 (oltre 430 casi/ anno su 100.000 abitanti). Il merito della lieve flessione che si è registrata nel primo decennio del nuovo secolo è da attribuire quasi interamente alla minor diffusione del tumore al polmone tra gli uomini: per tutti gli anni 80 e 90 il tasso si è mantenuto ampiamente oltre i 100 casi/anno per 100.000 abitanti, per il 2010 il tasso stimato è di 78 casi/anno. Ci sono, tuttavia, altri tumori per i quali la crescita dell’incidenza appare inarrestabile, come quello al colon-retto, che nell’arco di quarant’anni è cresciuto del 55% tra le donne e addirittura del 134% tra gli uomini, e di quello al seno, che nello stesso arco di tempo ha fatto registrare una progressione del 125%.

 

 

 

 

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