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EPIDEMIOLOGIA / TUMORI INFANTILI

LOMBARDIA FA RIMA CON LEUCEMIA

La drammatica vicenda dei tre bambini iscritti alla stessa scuola elementare di Milano che si sono am malati di leucemia tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, ha posto all’attenzione dei med ia e della popolazione un problema che alle autorità sanitarie è noto già da molto te mpo. E quando su alcuni organi di informazione è rimbalzata la notizia che in tutta Milano addirittura sette bambini si sono ammalati di leucemia linfoblastica acuta in poco più di un mese (il numero dei casi previsti dagli epidemiologi per il capoluogo lombardo oscilla dagli 8 ai 14 all’anno) si è scatenato il panico. La Asl Milano ha messo in campo una squadra di esperti, che alcuni giornali hanno definito addirittura “task force”, per cercare si individuare nelle case e nelle scuole frequentate dai bambini ammalati tutte le possibili cause d’insorgenza della malattia. Eppure, come dicevamo, è noto da tempo che a Milano, e più in generale in Lombardia, moltissimi bambini si ammalano di leucemia.

Il rapporto sui Tumori Infantili pubblicato nel 2008 dall’Airtum (Associazione Italiana dei Registri Tumori) mostra chiaramente come l’incidenza di tutte le forme di leucemia nella fascia di età 0-14 anni, peraltro costantemente in crescita in tutta Italia (più 1,6 % all’anno), sia più elevata nelle regioni del nord. A fronte di un’incidenza media al centro e al sud che si attesta sui 5 casi all’anno ogni 100.000 bambini, l’incidenza media in tutto il nord Italia è di 5,6 casi all’anno. Il Rapporto sui Tumori a Milano, pubblicato dalla Asl nel 2007, mostra come a correre i maggiori rischi siano soprattutto i maschietti. Per le bambine il tasso di incidenza è di 4,4 casi all’anno su 100.000 abitanti. Si tratta di un tasso leggermente più alto di quello nazionale calcolato dall’Airtum: 4,3 casi su 100.000. Per i bambini invece il tasso di incidenza registrato a Milano è di 6,9 casi all’anno su 100.000 abitanti, contro un’incidenza media nazionale di 6,3 su 100.000.

È opportuno sottolineare come il raffronto tra questi dati abbia un puro valore indicativo, perché è differente il periodo di osservazione (1999-2002 per i dati di Milano, 1998-2002 per quelli nazionali), e perché potrebbe cambiare il criterio di standardizzazione. Inoltre i dati di Milano sono quelli effettivamente rilevati dal Registro Tumori del capoluogo lombardo, mentre quelli nazionali si riferiscono a stime elaborate dall’Airtum sui dati provenienti dai registri tumori, che coprono circa un terzo della popolazione italiana. In ogni caso la progressione della leucemia infantile a livello nazionale, ma soprattutto il dato di incidenza rilevato dal Registro Tumori di Milano per i maschi, che è uno dei più alti d’Europa, avrebbero dovuto far scattare già da tempo misure di prevenzione eccezionali.

Per rendersi conto di come la diffusione della leucemia infantile in Lombardia sia un problema molto grave, noto già da parecchi anni, è sufficiente consultare la Banca Dati della Mortalità in Italia, pubblicata sul sito dall’ Istituto Superiore di Sanità e realizzata in collaborazione con l’Istat, l'Istituto Nazionale di Statistica. La banca dati dell’Iss consente di analizzare il trend della mortalità nel nostro paese per tutte le principali patologie negli anni che vanno dal 1980 al 2002, e di disaggregare i dati per età e per regione. Andando ad analizzare l’andamento della mortalità per tutte le forme di leucemia nel nostro Paese per la fascia di età che va da 0 a 14 anni si scopre che la curva di mortalità è costantemente in calo, grazie agli enormi progressi fatti nella cura della malattia che ha consentito di raggiungere una percentuale di guarigione molto elevata (oggi circa l’80 % dei bambini che si ammalano di leucemia riesce a salvarsi). Nello stesso tempo però se si mettono a confronto i dati della Lombardia con quelli nazionali, si scopre che dal 1980 al 2002 il tasso di mortalità per leucemia infantile in Lombardia è sempre stato più elevato di quello italiano, con la sola esclusione del 1987, anno in cui il tasso di mortalità in Lombardia è stato dell’8,5 % più basso di quello nazionale.

Per concludere un’ultima annotazione. Quando si parla di mortalità per leucemia infantile ci si riferisce a numeri molto bassi, che sul piano statistico hanno una rilevanza modesta. Infatti lo scostamento percentuale tra il tasso nazionale e quello della Lombardia subisce di anno in anno delle oscillazioni abbastanza marcate. Andando però a calcolare la media della mortalità nell’arco di 23 anni (1980-2002), si scopre che a fronte di un tasso nazionale di 1,85 su 100.000, quello rilevato per la Lombardia è di 2,23 su 100.000, con una differenza superiore al 20 %. Cosa significa? Che su una popolazione infantile in cui a livello nazionale cinque bambini sono scomparsi a causa di una leucemia tra il 1980 e il 2002, in Lombardia a perdere la vita sono stati in sei.

 

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