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LEGISLAZIONE EUROPEA

AMIANTO 2: IL RITORNO

Fribre di AmiantoNel 2009 la Commissione Europea ha concesso un’ulteriore deroga alle norme che vietano nei paesi dell’Unione la produzione, la vendita e l’utilizzo di amianto crisotilo, conosciuto anche come amianto bianco. La deroga riguarda in particolare le membrane destinate agli impianti di elettrolisi installati prima del 2005. I quattro Stati membri che utilizzano ancora amianto crisotilo sono tenuti a presentare un rapporto alla Commissione entro il mese di giugno 2011, anche per documentare le iniziative che hanno intrapreso per sostituire gli impianti esistenti con impianti che non utilizzino membrane di amianto. Tutto questo nella speranza di riuscire a porre fine alla deroga e chiudere definitivamente le porte all’amianto all’interno dell’Unione Europea.

La decisione della Commissione Europea appare comunque difficile da comprendere. Ormai tutti sanno che l’amianto è una sostanza pericolosa, una sostanza che uccide. Il mesotelioma pleurico, una delle neoplasie provocate dall’amianto, è uno dei tumori più aggressivi in assoluto. Oltretutto ha un periodo di latenza che può arrivare a tre o quattro decenni. Cosa significa? Semplice, chi respira fibre di amianto può ammalarsi anche dopo 40 anni. Questo rende estremamente difficile inchiodare alle proprie responsabilità gli artefici di quella che può essere definita una vera e propria carneficina.

L’amianto è stato individuato come causa certa di migliaia e migliaia di decessi (vedi fabbrica Eternit di Casale Monferrato, solo per fare un esempio). L’Organizzazione Mondiale della Sanità si è pronunciata in maniera chiara e netta contro l’amianto già nel 1986, con l’emanazione di un documento (EHC n.53) nell’ambito del Programma Internazionale di Sicurezza dei Prodotti Chimici. Nel documento dell’Oms si legge: «Gli studi epidemiologici, in particolare su gruppi di lavoratori, hanno stabilito che tutti i tipi di fibre di amianto sono associati con asbestosi, carcinoma bronchiale, mesotelioma pleurico e del peritoneo». E quando l’Oms dice “tutti” i tipi di amianto, evidentemente si riferisce anche all’amianto crisotilo. Non solo. La Iarc, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, ha tolto ogni dubbio classificando l’amianto tra gli agenti chimici e fisici del Gruppo 1: sicuramente cancerogeni per l’uomo.

A Bruxelles il documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e la classificazione della Iarc dovrebbero conoscerli molto bene, come dovrebbero conoscere molto bene i rischi connessi alla permanenza in un ambiente in cui è presente amianto. Palazzo Berlaymont, il grande palazzo in cui ha sede la Commissione Europea, infatti è rimasto chiuso per 13 anni, dal 1991 al 2004, per un imponente lavoro di ristrutturazione, il cui costo è stato stimato attorno agli 800 milioni di euro. Obiettivo della ristrutturazione: eliminare tutti i rivestimenti in amianto, messi in opera negli Anni 60, per tutelare la salute dei 3000 funzionari e dipendenti della Commissione che lavorano a Palazzo Berlaymont.

È importante sottolineare l’entusiasmo con cui le autorità del Quebec, il territorio canadese in cui si trovano i principali giacimenti di amianto bianco, hanno accolto la notizia del provvedimento di “apertura” adottato dalla Commissione Europea. «L’industria del crisotilo ha ricevuto una troppo rara buona notizia», ha scritto La Tribune, il principale quotidiano del Quebec. Lo stesso giornale ha pubblicato una dichiarazione del presidente dell’Assemblea Nazionale Yvon Vallières, rilanciata dal sito canadese Cyberpresse, che dovrebbe far nascere qualche dubbio: «Le nostre azioni cominciano a portare dei frutti». È difficile spiegare tanto ottimismo, visto che, come abbiamo detto, a partire dal giugno 2011 all’interno dell’Unione Europea dovrebbe essere definitivamente vietato l’utilizzo di qualsiasi tipo di amianto. Cosa si nasconde allora dietro la dichiarazione di Vallières? Forse lui sa qualcosa che a noi non è stato ancora spiegato?

Un’ultima annotazione. L’allarme sul provvedimento della Commissione Europea è stato lanciato dal quotidiano francese Le Monde, che ha pubblicato la notizia sia sulla versione cartacea sia sul suo sito nel febbraio del 2009. Nessuno dei grandi organi d’informazione italiani ha rilanciato la notizia nel nostro Paese. Il questo modo si vanifica totalmente la possibilità che anche in Italia possa nascere un movimento di opinione contro il ritorno dell’amianto bianco.

 

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